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Chiesa di San Michele e Palazzo Ducale

Descrizione

La tesi si sviluppa in più fasi: una prima riguardante lo studio del territorio, una seconda fase analitica del Palazzo “Ducale” di Roccaravindola (IS) e dell’adiacente Chiesetta di San Michele Arcangelo e, infine, quella progettuale, incentrata su una nuova copertura per la Chiesetta.  La prima fase riguarda, appunto, lo studio della frazione di Roccaravindola e del territorio volturnense, scavando nella storia locale, fino alle origini dei primi insediamenti nell’Area del Volturno.  Le informazioni ottenute nella prima fase, sono fondamentali in quanto rappresentano la base della successiva fase analitica, la quale attraverso rilievi (geometrici ed architettonici), studi delle murature (che consentono di datare e capire gli interventi evolutivi dei manufatti), degli affreschi e delle tecnologie ed infine le indagini dei caratteri tipici delle architetture che si sono succedute nel territorio. Alla fine della fase analitica si ricava un quadro chiaro che consente di ipotizzare la storia evolutiva degli edifici e di affrontare al meglio la terza ed ultima fase ovvero quella progettuale; quest’ultima, prevede ulteriori studi riguardanti le modalità d’intervento (manutentivi e progettuali), rispettando i manufatti, la loro storia ed il contesto ambientale e paesaggistico.

Ambito
Restauro Architettonico
Luogo
Roccaravindola (IS), Italia
Data
Luglio 2016
Relatore
Prof. Arch. Claudio Varagnoli
Correlatori
Arch. Enza Zullo
Arch. Stefano Cecamore

Inquadramento

Roccaravindola, è amministrativamente designata come frazione del Comune di Montaquila, provincia di Isernia, nonostante la sua rilevante estensione territoriale. La sua vicinanza ai centri più importanti, quali Castel San Vincenzo, Venafro e Isernia, e la distribuzione del suo centro urbano su una collina che domina la valle del Volturno, hanno permesso a Roccaravindola di acquisire notevole importanza a livello strategico-militare per diversi secoli. La sua fondazione è databile tra il IX e il XII secolo, grazie ai monaci dell’Abbazia di San Vincenzo, che fondarono diverse comunità all’interno della Valle del Volturno.

Chiesa di San Michele

La piccola chiesa, situata a poca distanza dal centro abitato, appare ormai diruta ed è sovrastata da una imponente e discutibile copertura costruita negli anni 90 dalla Soprintendenza molisana.Il manufatto presenta un primo insediamento antecedente il XI secolo, probabilmente edificata dai monaci di San Vincenzo tra il IX e il XI secolo, in quanto in quel periodo iniziarono la costruzione di diversi insediamenti nella Valle del Volturno. Anche l’intitolazione al Santo guerriero Michele lascia presagire l’edificazione in quell’epoca, in quanto in quel periodo il culto di San Michele era molto diffuso nell’intera area volturnense e molisana. La chiesa presenta tre absidi quadrangolari, di cui tutti presentano frammenti di affreschi, ma il centrale fortunatamente mantiene ancora in buono stato un rilevante ciclo di affreschi, riguardante la vita di Gesù Cristo.

Palazzo Ducale

Il Palazzo Baronale, o anche semplicemente detto “Il Palazzo”, non ha una data certa di fondazione, in quanto molte informazioni sono andate perse. Probabilmente risale al XVIII secolo data la tipologia dell’edificio. L’edificio versa in pessime condizioni, i solai e le coperture sono quasi tutti crollati e una fitta vegetazione domina gran parte dei vani.  La qualità degli elementi architettonici è molto umile, in linea con i palazzi molisani dell’epoca. Solamente il portale e qualche finestra di epoca più recente sono in pietra, mentre per le finestre presentano una semplice cornice intonacata. Ha certamente subito diversi interventi ed è stato abitato da più famiglie come dimostrano i tanti forni e camini presenti. Nonostante lo stato in cui versa e la dichiarata inagibilita, una piccola parte dell’edificio è ancora abitata, seppur per pochi giorni l’anno.

Storia Edifici / Evoluzione

In base alle ricerche e alle analisi dell’esistente, l’ipotesi che più convince è quella di una chiesa a cella unica absidata, orientata verso est. L’ipotesi prevede che la chiesa fosse più lunga di quanto oggi rimane, la conferma di tale ipotesi arriva sia dalle murature,le quali presentano evidenti disgiunzioni, sia il ritrovano dell’affresco databile al XII/XII secolo. Probabilmente il terremoto del 1349 rase al suolo l’intero complesso. Dopo tale evento iniziò la ricostruzione della chiesa, impostandola come una chiesa a tre navate, con absidi quadrangolari, e tre ingressi. Da alcune testimonianze risulta la presenza di un oratorio, è probabile che venne realizzato sui ruderi della vecchia chiesa. In difesa di tale ipotesi vi sono i resti di due murature,in cui una di queste è di circa 20 cm più stretta di quella precedente. E’ probabile che tale sistemazione portò alla formazione di panche (panche di questo tipo sono frequenti nell’area volturnense.

Anche se non è stato possibile datare con precisione la fondazione del manufatto, si può ipotizzare come e quali siano stati i suoi processi evolutivi. La fabbrica iniziale poteva essere una casa palazziata, riconoscibile dall’attuale nucleo più alto, oppure probabilmente il Palazzo era più basso e principalmente sviluppato attorno alla corte centrale. Nei secoli ha subito numerosi passaggi di proprietà e frazionamenti, che lo hanno martoriato ed in parte nascosto la sua vera natura. Inoltre, nella zona, si sono registrati anche potenti terremoti, che hanno potuto costringere gli abitanti ad apportare delle modifiche (ad esempio i contrafforti o le tamponature delle aperture).

Progetto

L’ipotesi sorge dall’esigenza di avere una copertura, che rispetti l’antico, che consenta la fruizione dell’edificio mantenendo una funzione museale e che soprattutto tenti di reinterpretare la forma originaria. Nasce così il progetto finale, dove una costruzione moderna, forte e voluminosa riesce a valorizzare il manufatto antico. Questa relazione antico-nuovo è sicuramente fortificata dall’impiego dei laterizi “Kolumba” (utilizzati da Peter Zumthor nel Kolumba Museum), lunghi e sottili, di una colorazione , che richiama il colore delle pietra. La scelta di una struttura voluminosa e chiusa, permette di rivivere l’atmosfera propria delle chiese tardo-medievali, possenti e scarsamente illuminate. Infine la struttura in alcuni lati e in quasi tutta la chiesa antica è rialzata di 25 cm, in modo dar valore al perimetro delle murature antiche esistenti e di creare suggestivo gioco luci-ombre internamente di giorno ed esternamente di notte. La struttura è pensata per essere leggera, in modo da limitare il peso e lo sforzo compiuto dagli elementi. L’utilizzo della trave alveolare e del cls alleggerito sulla lamiera grecata consente di avere uno solaio resistente e più leggero possibile.

Alternativa progettuale